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Il ferro in Calabria

19,00 

Autore: Danilo Franco
Pubblicazione: 2003
Pagine: 176
Dimensioni: 23,5 x 16 cm
Stampa: bianco e nero

ISBN: 978-88-88867-01-5 Categoria: Product ID: 2292

Descrizione

E’ uno studio, rigoroso e ricco di spunti, del percorso storico-economico e sociale che per oltre due millenni ha riguardato il territorio della vallata dello Stilaro e delle Serre Calabre. Si tratta di uno dei più interessanti siti industriali del Mezzogiorno che oggi, grazie all’Associazione Calabrese Archeologia Industriale (ACAI), è diventato l’Ecomuseo delle ferriere e fonderie della Calabria. Una vasta zona, comprendente i comuni di Stilo, Bivongi e Pazzano, utilizzata per la produzione di materiale ferroso necessaria per soddisfare le esigenze tecnologiche del Regno delle due Sicilie e poi, in parte, del Regno d’Italia. La produzione comprendeva cannoni, fucili, cartucce, sciabole, bombe e granate. Il libro ripercorre l’intera storia di questa produzione risalendo fino agli insediamenti greci per arrivare ai copiosi ritrovamenti attuali. L’interessante ricostruzione è inoltre corredata di disegni, cartine e fotografie. E’ un testo fondamentale perché consente di conoscere una realtà industriale che tanta parte ha avuto nella nostra regione. E lo fa in maniera dettagliata, spiegando anche come si svolge il lavoro in una ferriera, quali sono le tecniche di costruzione dell’artiglieria e, parte non meno interessante, riportando alcune testimonianze letterarie da Virgilio a Campanella sino a Craven. Ma il testo offre ancora di più perché fa conoscere e capire come si è davvero svolta l’unità d’Italia. Cosa ha comportato per la Calabria. Quali sono state le cause della divisione economica e sociale tra nord e sud, cosa ha dato vita agli annosi problemi con in quali ancora oggi dobbiamo fare i conti. In breve è un importante excursus su fatti fondamentali dei quali non c’è traccia nei tradizionali libri di storia. Di conseguenza è una doverosa e stimolante lettura non solo per le giovani generazioni ma anche per tutti coloro che vogliono conoscere, senza infingimenti, l’autentica storia calabrese.

Estratto